“Una storia quasi perfetta”, di Mariapia Veladiano

Mariapia Veladiano  ambienta nella sua  Vicenza ”città bellissima”, una storia  tra  un grande seduttore, proprietario di un’azienda di design che si affaccia sulla Piazza dei Signori e Bianca, insegnante d’arte.
Vuole possedere lei e i suoi meravigliosi disegni.
Come in molte altre occasioni mette in atto le sue raffinatissime strategie di seduzione. 
Bianca è già stata ferita dalla vita: da quella ferita è nato Gabriele, bambino meraviglioso, che viene curato dai nonni e dalla zia  oltre che dalla mamma stessa.
Viene avvertita, ma decide di fidarsi, di affidarsi a quell’uomo. Perchè come tutti, ha bisogno di essere riconosciuta, di innamorarsi. Perché, forse, quell’uomo può cambiare. Non è come il primo. Può amare. Lo sente.
In questo bisogno si infila il seduttore-manipolatore che ruba quasi tutto; anche alcune delle parole più belle che dice le ha rubate, le ha fatte sue e le usa per manipolare le persone che incontra e di cui si vuole servire.
Come da copione, una volta ottenuto ciò che voleva, comincia a praticare l’arte del distacco. L’esito sembra scontato, ma questa volta non tutto andrà come il seduttore aveva previsto.
Piante e fiori hanno all’interno del romanzo un ruolo centrale e sono il simbolo di una ricerca della bellezza, sono una delle possibilità che noi abbiamo di guarire e di uscire dal nostro individualismo perché richiedono una cura particolare per vivere.
“ Oggi manca un’educazione alla cura, al sentimento. Il passaggio fondamentale per essere davvero felici è sapere chi si è attraverso la cura degli altri, è sapere che grazie a noi, il mondo che ci circonda può diventare un po’ migliore.
Sono parole di Maria Pia Veladiano nel presentare il suo ultimo libro, scritto con uno stile, come sempre, quasi cesellato.

pagg.238 – casa ed. Guanda

la segnalazione è di Giovanna Favaro